Il settore calzaturiero italiano apre il 2026 con segnali di rallentamento. Secondo i dati diffusi da Assocalzaturifici, nel periodo gennaio-marzo le esportazioni si sono attestate a 3 miliardi di euro, in calo dell’1,6% in valore e del 3,6% in volume rispetto allo stesso trimestre del 2025. Anche il fatturato registra una flessione del 2,7%.
A incidere sono soprattutto le difficoltà dei mercati internazionali: l’export verso il Medio Oriente crolla del 33%, quello verso i Paesi dell’ex blocco sovietico del 21%, mentre gli Stati Uniti segnano un -7,4%, anche per effetto delle tensioni legate ai dazi. Tra i principali mercati europei, la Francia si conferma la prima destinazione del Made in Italy con una crescita del 6% in valore, mentre la Germania arretra del 10%.
Sul mercato interno arrivano invece segnali più positivi: le famiglie italiane hanno acquistato calzature per 1,28 miliardi di euro, con un incremento dell’1,7% in valore e del 2,1% in quantità, trainato soprattutto dalle scarpe da donna e dalle sneaker.
Restano però le criticità sul fronte produttivo e occupazionale. Nei primi tre mesi del 2026 il comparto ha perso 85 imprese attive e 808 addetti, mentre nella filiera pelle il ricorso alla cassa integrazione rimane elevato, nonostante un calo rispetto ai livelli del 2025.
«È fondamentale sostenere l’internazionalizzazione e rafforzare la competitività di un settore strategico per il Made in Italy», ha commentato Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici.