Benedetta Bruzziches ha completato la nuova sede nella Tuscia viterbese. Milleseicento metri quadri progettati da deltastudio, lo studio di Dario Pompei e Valerio Galeone fondato a Ronciglione nel medesimo paesaggio di tufo e noccioleti: un lavoro a più mani per trasferire attraverso l’estetica e la struttura dello spazio anche la poetica del brand. L’edificio riunisce ufficio-stile, atelier di ricerca, laboratorio artigianale, sala posa, scuola di formazione, spazio di vendita e spazio di accoglienza. Chi disegna la borsa siede a pochi metri da chi la cuce. Chi entra per visitare condivide lo stesso percorso della produzione.
Oggi il brand produce qui con una squadra di artigiani in Bottega e una rete di oltre cinquanta sarte locali formate internamente, ciascuna che lavora da casa secondo il proprio ritmo di vita, ridando linfa a un sistema di lavoro a domicilio che in questa zona per decenni ha sostenuto l’industria della maglieria italiana. Un sapere non ereditato. Ricostruito da zero, in un territorio che sembrava non avesse nulla da offrire al mondo della moda. Un modello produttivo che permette di realizzare in Italia borse totalmente fatte a mano che altrimenti avrebbero richiesto delocalizzazione.
Il progetto della Bottega è il primo di questa scala e destinazione d’uso per deltastudio, che opera nella Tuscia dal 2014. Il brief era preciso: costruire le condizioni perché il lavoro succeda.
Il pavimento in resina attraversa tutti gli ambienti senza soluzione di continuità, dal progetto alla produzione. Il corpo scale in metallo forato rosa, attraversato dalla luce che ne è la grande protagonista, segna il passaggio verticale: leggero, impalpabile, come di pizzo. Uno spazio pensato al femminile. Il laboratorio è un volume a doppia altezza dove una tenda bianca, studiata come un sipario, abbraccia il palcoscenico del fare. Le griglie strutturali in metallo scandiscono le funzioni operative. Le colonne in acciaio inox riflettono l’ambiente circostante. La luce naturale che arriva dal paesaggio di Ferento attraversa ogni superficie.
«Da quando le botteghe sono scomparse dal nostro sguardo è scomparsa anche la consapevolezza che era chiara in bottega: che abbiamo le mani per realizzare i nostri sogni.»
«Gli oggetti belli servono a creare le condizioni perché le persone possano lavorare in un certo modo. La bellezza non è il fine. È il pretesto.»
La Bottega nasce per essere visitata e attraversata, come le botteghe di una volta. Per questo si anima di eventi, mostre d’arte e incontri. A maggio 2026 ospiterà la prima mostra di arte contemporanea con le opere di Gregor Becker, in un dialogo tra la luce dello spazio e il territorio che lo circonda. Ospita La Scuola di Artigianato Contemporaneo, dove persone da tutta Italia apprendono i principi della pelletteria e della lavorazione in crystal mesh. Il programma registra il tutto esaurito con mesi di anticipo. Chi viene a imparare e chi viene a scoprire una borsa condividono la stessa esperienza: l’accesso al processo.
«I primi giorni ci guardavamo intorno e non sapevamo dove sederci. Venivamo da anni di stanze ricavate una dentro l’altra. Poi qualcuno ha acceso una macchina da cucire, e qualcun altro ha detto: ma stasera ceniamo qui? Perché uno spazio diventa tuo quando ci mangi dentro. Lo spazio è diventato nostro così.»