Un gelsomino rinascimentale, una leggenda medicea e un giardino destinato a non sfiorire. Per la Primavera/Estate 2027 di GIADA, Gabriele Colangelo parte dai gelsomini che nel Seicento conquistarono Cosimo III de’ Medici per trasformarli in un racconto contemporaneo, sartoriale e sensuale.
Presentata il 24 settembre a Palazzo Citterio, durante la Milano Fashion Week, la collezione si sviluppa in 30 look immersi in un’installazione di 3.500 fiori di carta. L’ispirazione floreale passa anche attraverso i florilegi in porcellana dell’artista Zuleika Melluish e il suo giardino perenne: l’effimero della natura diventa così bellezza destinata a durare.
Il linguaggio di Colangelo resta rigorosamente minimalista, ma la semplicità è solo apparente. Trasparenze, pizzi di Calais, tagli couture e tessuti nobili costruiscono silhouette smilze e leggere, mentre frange di seta bicolore annodate a mano si trasformano in gonne, strascichi, collane e stole. La camicia bianca, la pelle e le superfici seriche entrano in un nuovo power dressing nel quale il corpo diventa architettura.
La palette riprende le sfumature del gelsomino: avorio e zinco, giallo citrino, champagne, rosa deserto e terra bagnata. Collane, orecchini e bottoni evocano invece piccoli gelsomini sambac realizzati con perle scaramazze.
A fare da cornice, l’ipogeo brutalista di James Stirling a Palazzo Citterio, scelto da GIADA per proseguire il dialogo tra moda e arte del progetto Art to Art. Ad accompagnare la presentazione, il paesaggio sonoro composto da Grand River, alias Aimée Portioli, tra sintesi analogica, digitale ed elementi acustici.
Una collezione sospesa tra rigore e grazia, natura e astrazione, in cui il fiore diventa materia e la moda una forma di quiete.