Moda

Set 27 La borsa? La nostra casa fuori casa. Antonio Mancinelli racconta 200 anni di ossessioni

Piccola, enorme, preziosa, pratica, da sera o da giorno. In pelle, seta, corda, metallo, tempestata di strass o ridotta all’essenziale. La borsa cambia, ma non ci abbandona mai. E forse perché, più che un accessorio, è da sempre una sorta di casa portatile: contiene quello che ci serve, quello che amiamo e, qualche volta, anche quello che vorremmo nascondere.

È proprio da questa relazione intima e quasi sentimentale che parte Antonio Mancinelli nel nuovo volume La Borsa. 200 anni, 5 continenti, edito da Marsilio Arte. Un viaggio attraverso 300 esemplari provenienti da cinque continenti, dagli inizi dell’Ottocento a oggi, che racconta la borsa non soltanto come oggetto di moda, ma come “archivio emotivo” e rifugio psichico itinerante.

Perché dentro una borsa, in fondo, c’è molto più di quello che vediamo. E soprattutto c’è il tempo in cui è stata vissuta. «La borsa è dunque uno specchio del tempo», scrive Mancinelli: nei momenti di abbondanza diventa sfarzosa, durante le guerre torna all’essenziale, nelle fasi di trasformazione sociale cambia forma e funzione insieme alle persone che la portano.

Il libro sceglie così di non seguire una rigida cronologia, ma di raccontare la borsa attraverso le occasioni della vita. Ci sono quelle da giorno e quelle da sera, le borse per il ballo, il teatro e le cerimonie, i grandi bagagli da viaggio, i modelli per il tempo libero e persino quelli legati al primo amore. Fino alle creazioni più eccentriche, quasi oggetti da Wunderkammer.

Materiali, forme e decorazioni diventano anche il racconto dell’evoluzione della società e della condizione femminile. Pelli, sete, metalli cesellati e plastiche visionarie accompagnano infatti donne che progressivamente conquistano nuovi spazi, nuove libertà e nuovi modi di rappresentarsi.

Ma la borsa supera anche i confini di genere. Nei saggi Portatili romanzi e L’io ha due manici, Mancinelli ne segue l’evoluzione fino all’uomo contemporaneo e alla sua utility bag, mentre il filosofo Emanuele Coccia, nel contributo Il volto del mondo, ne esplora la dimensione più intima e metafisica. A completare il racconto interviene la giornalista di moda Beatrice Manca, con il suo sguardo sui linguaggi del contemporaneo.

Particolarmente affascinante è anche la ricerca iconografica realizzata da Marsilio Arte. Niente fredde immagini da passerella: le borse vengono cercate nella vita vera, attraverso l’arte, il cinema e la fotografia storica. Accanto alle donne comuni compaiono così figure entrate nell’immaginario collettivo come Jacqueline Kennedy e Jane Birkin, ma anche Ornella Vanoni e Raffaella Carrà.

Giornalista, saggista, docente e curatore, Mancinelli legge da sempre la moda come fenomeno non soltanto estetico, ma anche sociale, culturale e politico. Ed è proprio questo sguardo a trasformare La Borsa. 200 anni, 5 continenti in qualcosa di più di un libro dedicato a un oggetto del desiderio.

Perché alla fine svuotare una borsa è un gesto molto più intimo di quanto sembri. Tra chiavi, rossetti, ricevute, fotografie, telefoni e piccoli oggetti apparentemente inutili, finiamo inevitabilmente per raccontare qualcosa di noi. E forse è proprio per questo che cambiamo tante borse, ma facciamo così fatica a separarci da quelle che hanno attraversato davvero la nostra vita. foto @stefanotrovati @sgpitalia

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