Moda

Mar 11 L’ARABESQUE: TRA COSTUME E QUOTIDIANO

Lo scorso febbraio, l’arabesque ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2026-2027, un progetto che continua a risuonare oggi per la sua fusione tra arte, danza e moda. Ispirata ai costumi dei Ballets Russes disegnati da Picasso e alle atmosfere oniriche di Dalì, la collezione trasformava il concetto di abbigliamento in un piccolo teatro personale, dove ogni capo racconta una storia e invita chi lo indossa a muoversi con leggerezza e poesia.

I colori scelti evocano le brume fredde di luoghi lontani e periodi storici grigi, in cui l’arte e la musica sospendevano le tensioni quotidiane. Il rosa tenue ammorbidisce l’insieme e raccoglie sentimenti intorno a rose infinite, mentre le marsine si trasformano in giacche dai toni notturni, diventando compagni di danza e di stile. Le gonne, progettate con materiali come neoprene bicolore, raso e organza, reinterpretano il movimento scenico in chiave contemporanea, giocando tra trasparenze, volant e sovrapposizioni che catturano lo sguardo.

La camicia dal collo edoardiano, ricca di rouches, sottolinea la preziosità dei tessuti e del lavoro artigianale, mentre il paletot di lana Harrington diventa una sorta di giardino indossabile, con le rose che si appoggiano intorno al collo in una delicata collana di stile. È un guardaroba che unisce teatro e quotidianità, poesia e funzionalità, trasmettendo emozioni anche a distanza di mesi dalla sua prima apparizione sulle passerelle.

Oggi, guardando a quella collezione, emerge un collegamento naturale tra l’arte scenica e la moda contemporanea: capi che nascono come costumi di danza diventano simboli di espressività personale, invitando chi li indossa a muoversi nello spazio con grazia e consapevolezza, trasformando la vita quotidiana in un palcoscenico in miniatura. L’arabesque dimostra così come il linguaggio teatrale possa influenzare il design, rendendo ogni stagione non solo una questione di trend, ma anche di emozione e narrazione.

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