Moda

Mar 01 LAURA BIAGIOTTI: UNA FAVOLA CONTEMPORANEA

C’era una volta e c’è oggi un Castello. È il Castello Marco Simone, monumento nazionale con oltre mille anni di storia, dimora di famiglia e luogo dell’anima per tre generazioni: Delia, Laura e Lavinia. Qui, tra memoria e quotidianità, prende forma il racconto di Lavinia Biagiotti Cigna, che intreccia fiaba e realtà in una narrazione profondamente italiana.

Il Castello, che accolse anche Galileo Galilei ospite di Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, diventa simbolo di un tempo che non consuma, ma rende più prezioso ciò che attraversa. Al Piccolo Teatro Studio Melato la scenografia ne riproduce il grande portale immerso in un bosco autunnale, in un fondale realizzato dalle maestranze del Teatro e utilizzato anche dal Maestro Giorgio Strehler.

Gli abiti seguono il ritmo delle stagioni: dai toni caldi dell’autunno – castagna, nocciola, ambra, cannella, muschio, mosto e rosso teatrale – fino alla luce del bianco invernale e ai pastelli che accennano una primavera nascente. Le stampe fiorite custodiscono, con discrezione, figure fiabesche.

Il linguaggio del racconto è il cashmere, filo narrativo e protagonista indiscusso. Quando il The New York Times definì Laura Biagiotti “Regina del Cashmere”, riconosceva un metodo: trasformare un materiale tradizionalmente maschile e stagionale in un universo moda completo. Oggi quella vocazione vive in lavorazioni innovative, trecce, rimagliature e sovrapposizioni di filati leggerissimi accostati a volumi scenografici: il cappotto Mongolia, le mantelle con cappuccio, il trench di cashmere bianco, i maxi cardigan lunghi alla caviglia.

La nuova femminilità scolpisce e accarezza insieme: tessuti che scivolano sul corpo, gonne pareo con spacchi sensuali, ricami su tulle color nudo come cieli stellati. I dettagli diventano segni distintivi: colli che si trasformano in cappucci, guanti che simulano maniche, mantelle immense che proteggono abiti in velluto di seta e pizzi intarsiati. L’iconico “abito-Bambola” si reinventa, mentre loden gessati dialogano con frange e cristalli iridescenti che riproducono l’immagine del Castello sui pullover.

Gli accessori ampliano il racconto: la LB Bag declinata in ogni dimensione, dai mini-secchielli nostalgici alle borse morbide e capienti; occhiali a mascherina in acetato bianco o tartaruga con lenti sfumate; fiori d’inverno trasformati in spille e orecchini; ballerine dalla punta geometrica, décolleté dal tacco quadrato e immancabili stivali. A suggellare la sfilata, il profumo Roma, che aggiunge un soffio d’eternità.

È un racconto femminile di amore e rispetto per radici e luoghi, dove l’abito diventa compagno fedele nel tempo. Una fiaba che si rinnova stagione dopo stagione, vestendo un pensiero insieme nuovo e infinito.

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