Moda

Lug 30 L’ESTATE DI ARGO

di Cristiana Schieppati

Ogni estate ha i suoi cliché: le foto dei piedi sulla spiaggia, i tramonti perfetti, i libri appoggiati sul lettino più per essere fotografati che letti, le classifiche dei luoghi da vedere, dei ristoranti da provare, delle persone da seguire.

Anche quest’anno non ci siamo fatti mancare nulla. Ho letto con curiosità la serie del Corriere della Sera firmata da Michela Proietti. Racconta quelli che tutti continuiamo a chiamare influencer, anche se loro quel nome non lo sopportano più. Preferiscono creator, imprenditori digitali, storyteller. E forse hanno ragione. Mi fa sorridere questa evoluzione del linguaggio è un po’ come quando negli anni Ottanta nessuno voleva essere definito “arrampicatore sociale”. Le parole cambiano, il desiderio di essere ascoltati no e quello che cambia davvero è il modo di costruire la propria autorevolezza. L’intervista a Paolo Stella mi è piaciuta proprio per questo: non parla di follower, ma di studio, di cultura, di fragilità, di lavoro. Perché un algoritmo può regalarti visibilità, ma il tempo è l’unico giudice della credibilità. E’ proprio vero che le etichette invecchiano sempre prima delle persone.

Milano non va mai davvero in vacanza. L’estate serve solo a prendere la rincorsa. L’apertura di Alo in piazza Duomo è il primo assaggio di quello che ci aspetta a settembre, non è solo un nuovo negozio è il simbolo di un cambiamento: il benessere diventa lusso, lo sport diventa lifestyle, la boutique diventa luogo d’incontro. E settembre porterà con sé altre aperture importanti, nuove Maison, nuovi ristoranti, nuovi indirizzi destinati a cambiare la mappa della città. Milano continua a reinventarsi è la sua forza e, forse, anche la sua condanna.

E poi ci sono le classifiche. Quelle non vanno mai in vacanza. Ogni estate arriva la lista delle cento donne di successo, delle più influenti, dei talenti da seguire. Forbes lo fa da anni e lo fa bene: mette sotto i riflettori manager, imprenditrici, scienziate, artiste e professioniste che meritano attenzione. Un lavoro importante, che spesso accende i riflettori su storie che meritano di essere conosciute, ma, diciamolo con un sorriso, a volte dentro quelle liste si trova davvero di tutto. È il destino di ogni classifica: qualcuno ci entra perché ha costruito un percorso, qualcun altro perché è semplicemente il personaggio del momento. Il tempo, però, è molto più severo di qualsiasi giuria editoriale, le classifiche si aggiornano ogni anno mentre l’autorevolezza, invece, non ha bisogno di essere aggiornata. Ogni volta mi torna in mente una domanda: il valore di una persona si può davvero mettere in classifica? L’autorevolezza non è una gara. Non si misura in follower, né in copertine, né in una posizione in graduatoria. Si costruisce ogni giorno, spesso lontano dai riflettori. E’ proprio questo il motivo per cui le classifiche cambiano ogni anno, mentre alcune persone continuano a essere un punto di riferimento per tutta la vita.

Poi a farmi riflettere arriva Christopher Nolan che ha scelto di raccontare una storia che ha superato la prova del tempo: l’Odissea. Un film dal cast spettacolare che sta riempiendo le sale di tutto il mondo e, soprattutto, ha portato un po’ di cultura anche sui social dove l’argomento è diventato virale. Mi sono chiesta perché un regista capace di inventare mondi torni a una storia scritta quasi tremila anni fa. Forse perché aveva capito quello che noi dimentichiamo troppo spesso: il tempo è l’unico vero giudice.

Nessuno sa chi fosse il più influente ai tempi di Ulisse, nessuno ricorda le classifiche dell’epoca. Eppure tutti ricordiamo Argo, quel cane che aspetta per vent’anni il ritorno del suo padrone. E’ l’unico a riconoscerlo subito, quando Ulisse torna travestito da mendicante. Non gli servono parole, non gli servono prove, basta l’odore e dopo averlo rivisto può finalmente lasciarsi andare. Da bambina quel momento mi faceva piangere, oggi ancora di più. Forse perche chi vive con un cane sa che Argo non appartene solamente all’Odissea ma vive nelle feste che ci fanno quando torniamo a casa, negli occhi con cui ci cercano, nella loro capacità di amarci senza chiedere nulla in cambio. In questi giorni sono al mare sola con Cookie, la mia labrador di 8 anni, e mi accorgo che la felicità per lei non è il mare o la spiaggia, ma sapere che siamo insieme e ogni volta penso che, dopo quasi tremila anni, Omero aveva raccontato tutto quello che c’era da sapere sulla fedeltà.

Per me l’Odissea non è mai stata soltanto un libro ma è un ricordo di mio padre. Da bambina passavamo molte estati in Grecia e lui aveva un rito, la sera ci leggeva le storie di Ulisse, interpretandone le battaglie. Così ha fatto anche con le mie figlie, prima ancora di studiarlo a scuola c’era l’Ulisse del nonno. Ma il personaggio che ci ha fatto piangere, me e loro in tempi diversi, era Argo. Ogni volta piangevo e ogni volta lui ricominciava a leggere dimostrandomi che le grandi storie restano, come resta il lavoro fatto bene

Viviamo in un tempo in cui tutto sembra replicabile, ma c’è una cosa che nessuna tecnologia riuscirà mai a copiare: le mani. Quelle di un artigiano, di un sarto, di un pasticcere che alle cinque del mattino impasta il primo cornetto, di chi costruisce un abito, un mobile. Il fatto a mano non è solo un modo di produrre ma di vivere. E’ esperienza, tempo e cultura e l’imperfezione rende ogni cosa unica.

Ed è lo stesso motivo per cui continuo a credere che il nostro mestiere non sia semplicemente pubblicare notizie, ma costruire memoria. Per questo continuo ad organizzare i CHI E’ CHI Fashion Community Awards, non per celebrare chi è semplicemente sotto i riflettori, ma chi, nel tempo, ha costruito qualcosa destinato a restare. Il 22 settembre, al Teatro Manzoni di Milano, celebreremo la 26° edizione dal tema Keep Going, il coraggio di andare avanti, di continuare nonostante tutto. Perchè andare avanti richiede molto più coraggio che arrivare.

Sul palco saliranno persone che questo coraggio lo hanno dimostrato ogni giorno: da Remo Ruffini a Silvia Venturini Fendi, Sabina Belli, Jennifer Tommasi Bardelle, Angela Missoni, Alfonso Dolce, Silvio Campara sono solo alcuni dei nomi che insieme ad altri protagonisti hanno trasformato il talento in una responsabilità, il successo in un’eredità. Non li premiamo perché sono famosi, li premiamo perché hanno lasciato un segno, esattamente come fanno le grandi storie.

Lo stesso spirito mi ha guidato nella realizzazione della nuova edizione di CHI È CHI, la nostra cover non è soltanto una copertina ma è un omaggio. Ho scelto l’Armani/Silos per ricordare Giorgio Armani, a un anno dalla sua scomparsa, perchè mi emoziona ancora dopo tanti anni di questo lavoro raccontare ciò che resta e non inseguire quello che è passato.

Buone vacanze, ci rivediamo a settembre. Magari con meno classifiche da commentare, meno algoritmi da inseguire e qualche storia in più da ricordare, proprio come faceva mio padre sotto il sole della Grecia, quando bastava aprire un libro per partire verso l’avventura più bella. Forse le vacanze servono proprio a questo, ricordarci che le storie migliori non sono quelle che scorrono più veloci, ma quelle che ci restano dentro.

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