Per la Spring/Summer 2027 Marco Rambaldi parte dalla casa: rifugio, atlante emotivo, spazio in cui scoprirsi, costruire relazioni e affermare la propria identità. Un luogo intimo ma anche politico, raccontato attraverso una prospettiva contemporanea, queer e condivisa.
Da Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf arriva l’idea dello spazio necessario per trovare e affermare la propria voce. L’intimità senza filtri delle immagini di Lisetta Carmi e Nan Goldin porta invece nella collezione i temi della marginalità, della dignità, delle dipendenze affettive e soprattutto della famiglia scelta.
Il guardaroba nasce da gesti e oggetti domestici: twin set, slip dress, cardigan, foulard e piccole borse, insieme a top doppi decostruiti, longsleeve trompe-l’œil e gonne che evocano il gesto dello svestirsi. Bluse e abiti sottoveste balloon in crêpe de Chine accompagnano il movimento del corpo.
E poi c’è Casa Vianello, con Sandra e Raimondo e quell’intimità domestica trasformata in spettacolo e satira della famiglia borghese. Rambaldi la traduce in riletture ironiche dei classici, dalle giacche in bouclé ai twin set in maglia, fino alla stampa “panni stesi”.
Anche i materiali di tutti i giorni cambiano identità. Il crochet vintage si intreccia alla pelle e compare tra gli strappi del denim; le carte da parati floreali diventano stampe su mesh e raso e maglieria jacquard goffrata. Ritorna anche il caratteristico punto pizzo a cuori, mentre gli amici a quattro zampe diventano disegni su T-shirt, camicie e foulard.
A ospitare la collezione sono le stanze di Palazzo Turati, aperte da Istituto Marangoni Milano a un casting composto dalla community plurale e queer del brand.
Numerose anche le collaborazioni: Furla porta in passerella alcune delle sue borse, tra cui la Lynette d’archivio reinterpretata per una capsule dedicata alla Milano Fashion Week; con Testoni nascono due modelli di scarpe e due borse, mentre Mionetto firma una capsule dedicata. Braun Household accompagna invece il backstage e la preparazione dei look.
Il risultato è Amor senza pretese: il racconto di una domesticità intima ma politica, fragile ma vitale, dove la casa non è chiusura ma rifugio, palcoscenico quotidiano, spazio del desiderio e, soprattutto, luogo di liberazione.