Il settore automobilistico europeo sta affrontando una storica evoluzione che porterà alla pura propulsione elettrica. E lo fa cercando di resistere all’avanzamento dei marchi cinesi che costringono tutte le aziende a prendere in esame una drastica riduzione degli esborsi. L’esempio più lampante è la scelta del gruppo Volkswagen di tagliare almeno centomila posti di lavoro entro il 2030.
Chi pare andare controcorrente è Renault. La casa francese ha annunciato un nuovo piano industriale in cui verranno investiti circa 13 miliardi, dopo aver già superato la produzione di un milione di veicoli elettrici costruiti in casa, di cui oltre 600 mila negli stabilimenti a Douai e a Maubeuge. Renault costruisce veicoli elettrici, come la nuova Twingo, in Slovenia, a Novo Mesto. Ma l’ambizione è rafforzare sempre più il concetto di «made in France». Infatti, tra gli ultimi prototipi, la R5 dovrebbe superare per fine anno il traguardo delle duecentomila unità elaborate a Douai.
È il ceo Francois Prevost che si sta esponendo in prima persona, tanto da dichiarare che «Renault può divenire il produttore di riferimento, in grado di sviluppare con i nostri ingegneri e fornitori europei vetture con tecnologia simile a quella dei costruttori di Pechino. E alla loro stessa velocità». Anche se per la sua forza lavoro ipotizza un piano di partenze volontarie che riguarda almeno 800 dei 5.500 ingegneri, senza licenziamenti forzati. Riduzioni che fanno parte del piano strategico «futuREady» i cui obbiettivi contemplano la flessione del 30% del tempo per il progresso del modello, abbassando la spesa di almeno il 20%. Mercato difficile
I francesi hanno approfittato del profondo cambiamento in atto dell’industria automobilistica, per dimostrare il proprio ancoraggio al territorio, sollecitando decisioni governative per evitare il pericolo che si perdano occupazioni.
Purtroppo, non è prevista una ripresa di mercato a breve termine. Anzi, nel 2026 le vendite di auto nel mondo dovrebbero accusare una leggera recessione, intorno al 4%. Addirittura più consistente in Cina, vicino al 10%, e del 3% negli Stati Uniti. Ma l’aumento del prezzo della benzina preoccupa non poco e lascia incertezza in qualsiasi previsione. Nel continente europeo (inclusa la Russia) il calo dovrebbe essere più moderato (-1%), per arrivare a 18,7 milioni di immatricolazioni. Quindi, per le aziende europee è prevista una stagnazione. Mentre l’offensiva asiatica continuerà a rosicchiare quote di mercato. Anche perché la velocità del tempo di sviluppo di un modello gioca completamente a loro favore. Tanto che Renault sta cercando di portare a un massimo di due anni l’intensificazione della riorganizzazione.
La guerra dei prezzi in Cina — sono ben 143 i loghi presenti in loco — non è finita. Il loro vantaggio in termini di costi, nei confronti di quelli europei, consente un privilegio molto redditizio all’esportazione. Nel 2025, il 100% dei modelli venduti dalla casa Xpeng (Xiaopeng Motors) era stato lanciato nei tre anni precedenti. Solo Volkswagen è più rapida nel rinnovare la sua gamma (meno di tre anni), davanti a General Motors e Ford.
Renault ha aperto un centro in Cina, chiamato Acdc, proprio per catturare gli elementi più competitivi dell’industria asiatica e applicarli in Europa. Su diversi aspetti, come la gestione del marchio, del prodotto, il rapporto con il cliente e la stessa produzione, non vi è nulla da imparare, tanto che Renault ha potuto attrarre altri partner, momenti di trasformazione che consentono di superare ogni crisi. «Il nostro gruppo è robusto e stabile — ha precisato Prevost —: abbiamo deciso di rimanere in F1 per dimostrare che disponiamo dei mezzi per essere sempre attivi sulla linea di partenza».Regole e alleanze
Determinanti saranno i regolamenti che guideranno le auto future — ne sono previsti almeno 100 entro il 2030 — con la possibilità che la cinese Byd possa entrare nel capitale di Renault, diventando di fatto un suo azionista. Proposta già fatta negli ultimi anni, considerando che la casa parigina ha già stretto forti relazioni con Geely, altra azienda cinese. Per il momento tutto pare accantonato, anche se Byd ha fatto un altro tentativo alla fine del 2025, coinvolgendo anche il presidente francese, Emmanuel Macron. Un accordo che avrebbe permesso a Renault di accedere a tutte le informazioni che riguardano l’elettrico e l’ibrido ricaricabile, mentre Byd avrebbe avuto accesso agli stabilimenti di Renault, in Europa, prendendone di fatto il controllo. Una prospettiva che attualmente pare irrealizzabile visto che lo Stato transalpino conserva nella società il 30% dei diritti di voto e possiede il 15% del suo capitale.