Un’estate avevamo preso casa in affitto a Sestri Levante, me l’aveva trovata Barbara Vitti che lì conosceva tutti. Dato che era in centro e avevo con me Grant, il mio Golden Retriever, razza amante dell’acqua, mi era impossibile accontentarlo poiché la spiaggia era vietata ai cani. Quanto passeggiavamo, ad ogni varco del muretto che costeggiava la passeggiata e si apriva verso il mare, lui si affacciava guardando l’orizzonte e poi si girava fissandomi negli occhi come per dirmi ” Vorrei andare …“. Le mie bambine, ancora piccole, ridevano e hanno iniziato a prenderlo in giro dicendo “ecco lui ha la speranza negli occhi …”. Da allora ogni cosa che ci mette desiderio ma sappiamo che raggiungere quell’obiettivo non spetta solo a noi, ci ricorda quello sguardo e quell’ atteggiamento. SPERANZA, una parola semplice da non confondere con ILLUSIONE. La speranza infatti è il gesto umano (ma anche animale direi) di continuare a credere che qualcosa possa ancora cambiare.
Si spera che arrivi finalmente quella telefonata, quella mail, quel lavoro. Si spera di vincere un premio ad esempio. In questi oramai 26 anni di organizzazione di premi ho capito che l’attesa di un premio non è soltanto il desiderio di vincere, ma quello ancora più intimo di sentirsi visti. Dietro ogni candidatura ai CHI E’ CHI AWARDS, che sia moda, bellezza, sport, food non ha importanza, c’è sempre una storia fatta di lavoro, intuizioni, successi, cadute, idee e ripartenze. Molto spesso c’è chi ha continuato a fare bene il proprio mestiere senza sapere se qualcuno, un giorno, se ne sarebbe accorto. Persino Anna Dello Russo, che abbiamo premiato lo scorso anno, mi ha detto quando le ho comunicato la nomination “E’ il primo premio che vinco nel mio paese”, lei che ha una visibilità internazionale voleva essere vista e riconosciuta tra la sua gente, salire sul palco e sentire pronunciare il suo nome, non ricevere solo un premio, ma un riconoscimento umano e professionale.
Un premio non cambia la vita è vero, ma può cambiare lo sguardo con cui una persona guarda sé stessa perché essere riconosciuti ha ancora un valore enorme, significa sentirsi parte di qualcosa e che l’impegno, il talento e la costanza non sono passati inosservati.
Si spera di trovare un lavoro quando il futuro fa paura. Lupo Lanzara, presidente dell’Accademia di Costume & Moda, durante la consegna dei Loro Piana Knit Design Award, mi raccontava come per la formazione degli studenti, che fanno sacrifici enormi e un investimento personale e familiare, fosse importante dare loro ispirazione ma anche limiti e speranza sul loro futuro. Tutti coloro che scelgono la strada creativa imparano presto che il talento da solo non basta. Servono giornate in cui continuare a credere in sé stessi anche quando il mondo sembra chiedere risultati immediati, perchè in loro esiste qualcosa di più forte della paura: la speranza di riuscire. Scegliere di lavorare nella moda oggi è un atto di coraggio, perchè creare significa esporsi e la speranza diventa la forza silenziosa di chi non pensa che sarà facile, ma che ne vale la pena.
Ci sono poi speranze più grandi di noi, come quella che una guerra finisca. Carlo Capasa durante la conferenza stampa di Camera Nazionale della Moda per presentare il calendario sfilate uomo di giugno, ha manifestato la speranza che la guerra tra Iran e Israele e Usa cessi entro giugno per scongiurare una perdita di 10 miliardi, solo in quel caso si potrebbe recuperare. Pensate che nel 2023 il fatturato della moda era di 101 miliardi, ora si stima di 91 miliardi circa. Forse nessuno, negli ultimi anni, ha saputo rappresentare nel sistema moda italiano la parola speranza meglio di Carlo. Guidare la moda oggi non significa soltanto organizzare sfilate o difendere un settore economico, ma significa soprattuto continuare a credere nel futuro anche nei momenti più complessi. Dopo la pandemia, le guerre, le trasformazioni sociali e culturali che hanno cambiato il mondo della moda e non solo, la speranza del Presidente della Camera Nazionale della Moda è quella che il comparto non perda la propria anima, un settore capace di restare internazionale senza dimenticare il valore umano del lavoro, dell’artigianalità, dei giovani talenti. Lavorando sulle accademie vede non soltanto ragazzi in cerca di spazio, ma il futuro del Made In Italy.
Ci sono anche eventi dove per qualche ora le persone tornano a credere nella possibilità che qualcosa di inatteso possa accadere. Questo sentimento l’ho trovato nel presentare il Gala FIRA al Museo della Scienza e della Tecnica, una nuova sfida per me, inattesa e stimolante, che ho provato a fare mia dando un tocco di speranza a chi ha donato per la raccolta fondi sulla ricerca per la reumatologia organizzando una lotteria con donazioni da parte di brand amici che desidero ancora una volta ringraziare: Achille Pinto, AGL, Bakel, Coccinelle, Culti, Herno, Pierre Louis Mascia, Stefano Ricci e Tory Burch, Glitter Make Up, Yankee Candle. Quando c’è un gioco a premi, la speranza è che il proprio numero venga estratto e che la fortuna, almeno per una sera, si fermi proprio lì. Ma in quella occasione eravamo tutti consapevoli che, se anche non fossimo stati baciati dalla fortuna, avremmo avuto l’occasione di vedere danzare a un metro da noi l’étoile Nicoletta Manni e il marito, primo ballerino del Teatro alla Scala, Timofej Adrijashenko che, con la loro grazia ci hanno ricordato come la bellezza nasca dall’impegno umano. Lo ha detto anche Demi Moore alla conferenza stampa di apertura del Festival di Cannes parlando di AI ” Combattere l’intelligenza artificiale significa combattere una battaglia che perderemo, l’AI non potrà mai sostituire ciò da cui nasce la vera arte: l’anima“. Forse la speranza è proprio questo: continuare a credere nel valore umano delle cose mentre il mondo cambia velocemente.
Speranza è diventata la parola più gentile del nostro tempo, perchè gentile è chi non smette di aspettare il bene anche quando tutto sembra suggerire il contrario. Sperare richiede coraggio molto più del disincanto, perchè ci si espone in un mondo dove il cinismo protegge. Per questo credo di potermi definire una persona speranzosa, accetto il rischio della delusione, ma scelgo comunque di tenere aperta una finestra sul domani. Da anni attraverso il mio lavoro ho scelto di dare spazio alle persone in un mondo che te lo toglie. Continuo a credere nei percorsi umani nel riconoscere e vedere le persone per la loro storia e il loro modo di relazionarsi con il mondo. Continuo a credere, forse ingenuamente, che eleganza non significhi soltanto estetica, ma anche sensibilità. A volte una telefonata, una parola scritta, un invito, un mazzo di fiori, un premio consegnato con sincerità, mi fanno sentire di aver fatto della speranza il mio mestiere.
Solo oggi ho capito che mi ritrovo nelle persone che non cercano soltanto successo, ma senso. Come Cristina Milanesi che ha scelto di dividere con me i Beauty Awards, perchè non cerca successo, ma senso nelle cose. Filippo Sorcinelli che ha una storia da raccontare, ha vestito gli ultimi tre Papi e il suo lavoro, come stilista e profumiere è fatto di cura e dettagli, anche quando nessuno guarda. Il lavoro fatto bene racconta sempre qualcosa di umano ed è questo che ho trovato in Beatrice Valli, che sogna un futuro in campagna con una sua fattoria didattica. Lei, come suo marito Marco Fantini, sono comunicatori digitali gentili, perle rare in un mondo dove se hai tanti follower o lettori inizi a guardare tutti dall’alto in basso.
Il nostro non è un mondo leale, ma posso scegliere di condividere il mio lavoro con persone che scelgono ancora la qualità, la sensibilità e la serietà, per dimostrare che esiste ancora bellezza nel modo in cui gli esseri umani si impegnano per qualcosa che amano.









