Gusto

Apr 01 Tra rotte, memorie e sapori: la cucina come geografia al Violino d’Oro

Al Violino d’Oro, la cucina diventa racconto di rotte, attraversamenti e identità in movimento, perfettamente in sintonia con la storia di Venezia: una città che nei secoli ha assorbito culture, trasformandole in linguaggio proprio.

Il dialogo tra Ros Kuda e Antonio Lusso non è una semplice collaborazione né un esercizio di “fusion”, ma un incontro profondo tra tradizioni. Da un lato l’Europa orientale, fatta di lentezza e tecniche di conservazione; dall’altro la Sardegna, essenziale e mediterranea. In mezzo, Venezia, da sempre crocevia di scambi.

Il piatto simbolo, Saor de Lambao, unisce il bao asiatico al saor veneziano: agnello cotto a lungo, cipolla marinata, note agrodolci e richiami alle rotte delle spezie. Non è contaminazione, ma continuità storica in un solo morso.

Più intimo Tonkami, dove carruba sarda, fava tonka e tè giapponese kukicha dialogano in equilibrio. Qui domina la sottrazione: ingredienti umili e tecniche contemporanee che rispettano la materia, evocando un’estetica essenziale e senza eccessi.

Il risultato è una cucina che riflette la natura stessa della laguna: fluida, porosa, in costante trasformazione. Al Violino d’Oro, Venezia non è scenografia, ma metodo. Un dispositivo che unisce storie, geografie e sapori in un racconto coerente.

Non fusione, dunque, ma marea: un movimento continuo che lega culture diverse e le restituisce come esperienza gastronomica consapevole.

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