La retrospettiva “John Galliano: Horizons”, prevista per la primavera 2027 al Costume Institute di New York e destinata a fare da cornice al prossimo Met Gala, non si farà. Dopo le polemiche suscitate dall’annuncio, lo stilista sceglie di fare un passo indietro e torna ad affrontare pubblicamente il peso del proprio passato.
Era stata annunciata appena un mese fa come una delle mostre di moda più importanti del 2027. Oggi, 31 agosto, il Metropolitan Museum of Art e John Galliano hanno comunicato che “John Galliano: Horizons” non si terrà come previsto. Il Met annuncerà successivamente il nuovo progetto del Costume Institute per la primavera e i dettagli del Met Gala 2027.
La mostra avrebbe rappresentato un riconoscimento eccezionale. Galliano sarebbe stato infatti soltanto il terzo designer vivente a essere protagonista di una retrospettiva personale al Costume Institute, dopo Yves Saint Laurent nel 1983 e Rei Kawakubo nel 2017.
“John Galliano: Horizons” avrebbe attraversato oltre quarant’anni di carriera: dalla collezione di diploma Les Incroyables alla Central Saint Martins nel 1984, fino agli anni da Givenchy e Dior e alla rinascita creativa da Maison Margiela, culminata nella celebratissima Artisanal Spring 2024. Abiti, accessori, schizzi, toiles, quaderni di ricerca e materiali d’archivio avrebbero raccontato non soltanto il couturier, ma il suo metodo creativo.
Ma fin dall’annuncio il progetto aveva aperto una discussione molto più ampia della moda: fino a che punto è possibile separare l’opera dall’uomo? E soprattutto, quando il riconoscimento del talento rischia di trasformarsi nella cancellazione delle responsabilità personali?
Al centro delle contestazioni sono tornati gli episodi del 2010 e 2011 e le dichiarazioni antisemite e razziste che portarono al licenziamento di Galliano da Dior e alla sua condanna in Francia per insulti pubblici basati su razza, religione, etnia o origine. Lo stesso progetto curatoriale del Met, peraltro, aveva previsto di affrontare esplicitamente quella frattura della sua storia, mettendo in relazione risultato artistico, responsabilità etica e riconoscimento istituzionale.
Alla fine è stato Galliano stesso, dopo le discussioni con il museo e con le persone coinvolte nel progetto, a ritenere che la mostra non dovesse andare avanti.
Nel lungo statement pubblicato sui social, lo stilista ringrazia il Met, il direttore Max Hollein, Andrew Bolton e Anna Wintour, ma soprattutto torna sulle proprie responsabilità.
«Rimango pienamente responsabile per il dolore causato dalle mie parole in passato», afferma Galliano, riferendosi in particolare alle comunità ebraica e asiatica. E aggiunge un passaggio che probabilmente rappresenta il cuore della sua decisione: una vera espiazione, sostiene, non può essere ottenuta attraverso una mostra, un riconoscimento istituzionale o un singolo gesto pubblico. Deve essere dimostrata nel tempo attraverso l’ascolto, l’apprendimento e il comportamento.
Galliano spiega inoltre di non volere che il dibattito sulla sua persona metta in difficoltà il Metropolitan Museum o distolga l’attenzione dal lavoro del Costume Institute, riconoscendo che una mostra celebrativa dedicata alla sua opera avrebbe potuto essere dolorosa per alcuni.
Nel comunicato c’è anche un riferimento molto personale agli ultimi quindici anni, alla sobrietà e al percorso di recupero dalla dipendenza da alcol e sostanze. Galliano ringrazia chi gli è stato vicino durante questo lungo processo e parla della fragilità umana e della possibilità di cambiare.
Il Met sostiene la scelta. Max Hollein conferma che la decisione è stata presa dopo approfondite discussioni con lo stilista; Andrew Bolton riconosce la responsabilità dei musei nell’affrontare anche le storie più difficili con rigore e attenzione. Anna Wintour ha definito la scelta di Galliano “molto coraggiosa” e ha espresso il proprio pieno sostegno sia allo stilista sia al museo.
Resta così sospeso uno dei progetti più attesi della prossima stagione culturale internazionale. Ma resta soprattutto una domanda che va oltre Galliano.
Quanto tempo deve passare perché una persona possa essere nuovamente celebrata per il proprio talento dopo aver commesso errori gravissimi? E chi stabilisce quando il percorso di redenzione può considerarsi sufficiente?
Forse è proprio qui che la vicenda diventa interessante per la moda. Perché Horizons avrebbe dovuto raccontare il genio di John Galliano e contemporaneamente le sue contraddizioni. La sua cancellazione finisce invece per raccontare qualcosa di ancora più contemporaneo: oggi non basta più discutere soltanto di ciò che un artista ha creato. Bisogna inevitabilmente confrontarsi anche con ciò che è stato.
E questa volta è stato Galliano stesso a scegliere di non sottrarsi a quel confronto.
