Moda

Set 09 SIDE EYE

di Cristiana Schieppati

Sono tornata. Come ogni anno, settembre arriva con quella strana sensazione che durante le nostre vacanze sia successo tutto. E infatti basta riaprire Instagram, WhatsApp, i giornali e soprattutto le mail per rendersi conto che il mondo, mentre noi cercavamo di rallentare, non si è fermato affatto. Il mio rientro quest’anno ha un’espressione precisa: side eye. Avete presente quello sguardo di lato che non è ancora un giudizio, ma poco ci manca? Non servono parole, basta un leggero movimento degli occhi per dire: davvero? Purtroppo a me si leggono in faccia le emozioni e spesso questa espressione lascia intraverdere tutto il mio disappunto in certe situazioni. Il mio settembre è cominciato così.

A giudicare dai racconti, nell’estate 2026 non era più sufficiente andare in vacanza, ma bisognava vivere un’esperienza. Francesca Delogu è andata in Rwanda incontrare gli scimpanzé, dopo tanti anni nel mondo della moda, finalmente un ambiente meno selvaggio. Andrea Caravita, Carlo Mengucci and Company hanno scelto l’Islanda, un viaggio tra cascate e natura selvaggia. Devo dire che vedere Andrea, abitualmente così perfettamente a suo agio tra ristoranti, hotel e tavole stellate, in versione Into the Wild mi ha divertito parecchio. Altri sono partiti alla ricerca delle spiagge dell’Odissea, perché nell’estate in cui il nuovo film di Christopher Nolan ha riportato Ulisse al centro dell’immaginario, anche Omero è diventato una destinazione turistica.

E poi c’è Luca Dini, che quest’estate ha fatto qualcosa di decisamente più importante di qualunque viaggio: è diventato nonno. Che emozione quel post su Instagram. Posso solo immaginare cosa significhi essere lontano da un figlio in un momento così importante e delicato e, forse proprio per questo, quelle parole mi hanno colpita ancora di più. Perché Luca è un romanticone. Un sentimentale, anche se fa di tutto per non darlo troppo a vedere. Ma io adoro proprio quella sua sensibilità che ogni tanto riesce a scappare fuori. Succede quando arriva l’anniversario e non perde occasione per ricordare a sua moglie quanto sia stato fortunato a incontrarla. Succede quando torna nella sua casa in campagna, nel verde, il suo rifugio dove si rigenera. E questa volta è successo con l’arrivo di un nipote.

Luca, poi, da anni fa parte della giuria dei CHI È CHI AWARDS e anche quest’anno il suo fiuto non ha tradito: è stato lui a suggerire il premio a Sabina Belli un nome subito avallato con entusiasmo da tutta la giuria. Direi che siamo andati persino oltre le aspettative: non abbiamo ancora fatto in tempo a consegnarle il premio e le abbiamo già portato fortuna. Dal 15 settembre, infatti, oltre al suo ruolo di CEO di Pomellato, Sabina diventerà Presidente di Kering Italia.

E non è finita. Anche Sabato De Sarno, altro premiato di questa edizione, proprio alla vigilia degli Awards ha annunciato una nuova direzione creativa.

A questo punto una domanda sorge spontanea: ma non è che portiamo fortuna? Forse il CHI È CHI Awards, oltre alla giuria, dovrebbe aprire anche un ufficio per la gestione delle carriere. Ah, che giuria favolosa che ho!

Ma cosa ho fatto io quest’estate? Io sono semplicemente andata in vacanza a casa mia al mare. La casa era già mia, sapevo esattamente dove fosse e, soprattutto, sapevo come tornare che, pensando a Ulisse, non è poco.vHo guardato il mare, letto 3 libri, mangiato e cucinato, dormito in ogni luogo (i primi 15 giorni praticamente ero uno zombie) e praticato quella meravigliosa attività ormai quasi rivoluzionaria che consiste nel non trasformare ogni giornata in un’esperienza. Non ho trovato me stessa perché, francamente, sapevo già dove fossi e non sono tornata neppure “trasformata” se non in un biondo platino che attende con impazienza l’incontro con il parrucchiere.

Durante l’estate non ho smesso di osservare e tenere sotto controllo il mio settore. Ad esempio ho scoperto che la carta stampata è tutt’altro che morta. Per farla rinascere bastava allegarle Charlotte Tilbury. La rivista Elle, con un prodotto del celebre brand beauty in allegato, ha scatenato una piccola caccia alle copie che venivano vendute su Vinted a prezzi fuori di testa. Edicole prese d’assalto, riviste cercate e prenotate, prodotti diventati oggetto del desiderio. Per anni abbiamo organizzato convegni sul futuro dell’editoria, discusso di digitale, social, paywall, intelligenza artificiale ma la soluzione era molto più semplice: allegare un illuminante! Prendete nota.

Questa è stata anche l’estate del grande ritorno del foulard: in testa, al collo, annodato alla borsa, in vita, trasformato in top, in gonna. L’oggetto che per anni abbiamo trovato nei cassetti delle nostre madri e delle nostre nonne è improvvisamente tornato indispensabile. Mia figlia Ludovica ha saccheggiato il cassetto della nonna di Hermes, Gucci e Dior per un valore inestimabile. Notare che quando glieli chiedevo io non me li dava mai. La moda possiede questo talento straordinario: riesce a farci desiderare disperatamente qualcosa che abbiamo già in casa da trent’anni, basta chiamarlo trend.

Ad un certo punto della mia vacanza sono arrivati i numeri. Quelli dell’Estetista Cinica. Dopo anni di crescita travolgente, Veralab ha chiuso il 2025 con ricavi in calo e una perdita di circa tre milioni di euro. Cristina Fogazzi ha scelto di raccontarlo pubblicamente con un titolo perfettamente nel suo stile: Mi sbilancio sul bilancio. E forse la cosa interessante è proprio questa. Viviamo nell’epoca dei risultati “straordinari”, dei sold out, delle crescite “incredibili”, delle community “pazzesche”, dei successi annunciati possibilmente prima ancora di essere ottenuti. Quindi vedere qualcuno che dice pubblicamente quest’anno è andata peggio ha quasi qualcosa di rivoluzionario. Siamo talmente abituati alla narrazione del successo che ormai ammettere una difficoltà sembra più trasgressivo che raccontare un record.

Side eye per Leonardo Maria Del Vecchio che ha lasciato gli incarichi operativi in EssilorLuxottica, compresi quelli di Chief Strategy Officer e presidente di Ray-Ban, per concentrarsi sui propri progetti imprenditoriali. Anche qui ho riflettuto sul linguaggio contemporaneo, una volta uno lasciava un lavoro oggi nessuno lascia più niente: si apre un nuovo capitolo, si intraprende un percorso, si accetta una nuova sfida, ci si dedica a nuovi progetti. Pochi hanno il coraggio di dire me ne sono andato o sono stato gentilmente accompagnato alla porta.

A fine agosto è arrivato Brunello Cucinelli, che questa estate ha riflettuto sull’intelligenza artificiale immaginando addirittura come avrebbe potuto guardarla San Francesco: un’“umana intelligenza artificiale”, un’invenzione dell’uomo che deve però restare al servizio dell’uomo. E mentre tutti ci chiediamo se l’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro, io continuo a chiedermi una cosa molto più semplice: quante delle mail che ricevo ogni giorno e che terminano con “un caro abbraccio” siano ormai state scritte da ChatGPT. Probabilmente è meglio non saperlo.

I primi di settembre poi sono arrivati Harry e Meghan, non a casa mia ma in Inghilterra. Perché ci sono rapporti dai quali puoi allontanarti, trasferirti dall’altra parte dell’oceano, scrivere un libro, fare documentari, rilasciare interviste, raccontare tutto quello che non funzionava e giurare di aver voltato pagina. London Calling… non era sono uno slogan a quanto pare e la Royal Family, evidentemente, è come certi gruppi WhatsApp: puoi silenziarli, ma uscirne davvero è molto più complicato.

E così siamo arrivati a settembre, il mese delle promesse. Ne parliamo a settembre. Ci sentiamo a settembre. A settembre chiudiamo. A settembre partiamo. A settembre sicuramente. E, grande classico della vita professionale italiana: “a settembre facciamo il bonifico”.

Propongo ufficialmente che l’espressione “a settembre” venga dichiarata priva di qualsiasi valore legale, perché settembre è il lunedì dei mesi: arriviamo tutti pieni di buoni propositi e dopo quarantotto ore stiamo già cercando sul calendario il prossimo ponte.

Eppure settembre è anche il mese in cui bisogna ricominciare e per questo, mentre scrivo, penso alle due parole che abbiamo scelto per la nuova edizione dei Chi è Chi Fashion Community Awards, il 22 settembre al Teatro Manzoni di Milano: KEEP GOING, continuare. Che non significa fingere che vada sempre tutto bene, ma significa continuare quando qualcosa cambia, quando un progetto finisce, quando qualcuno se ne va, quando bisogna ricominciare, quando le cose non sono andate esattamente come avevamo immaginato.

Perché andare avanti non significa necessariamente guardare sempre dritto. Ogni tanto è concesso anche guardare un po’ di lato, osservare quello che succede, quello che fanno gli altri, quello che facciamo noi. Sorridere, stupirsi, magari pensare “ma davvero?”. Insomma, concedersi un piccolo SIDE EYE.

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