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Ott 09 VILLA CIMBRONE, DOVE LA BELLEZZA INCONTRA L’INFINITO

di Cristiana Schieppati

Ci sono luoghi che si visitano e altri che si portano dentro. Villa Cimbrone, a Ravello, appartiene decisamente alla seconda categoria. Ci sono stata e, pur conoscendo la fama della sua Terrazza dell’Infinito, non immaginavo che la vera bellezza fosse tutto quello che si incontra prima di arrivarci. Perché Villa Cimbrone non è semplicemente uno degli indirizzi più esclusivi della Costiera Amalfitana. È una storia lunga secoli, un giardino che sembra uscito da un romanzo inglese, una dimora che ha accolto artisti e intellettuali e che ancora oggi conserva qualcosa di sorprendentemente intimo.

Le origini di Villa Cimbrone risalgono all’epoca tardo romana, quando il Cimbronium era un vasto podere ricco di vegetazione. Divenne una villa patrizia nell’XI secolo e, nei secoli successivi, appartenne a importanti famiglie aristocratiche di Ravello, tra cui gli Acconciajoco e i Fusco. Ma è nel 1904 che la sua storia cambia radicalmente. Ernest William Beckett, Lord Grimthorpe, aristocratico inglese innamorato dell’Italia, acquista parte della proprietà con un’ambizione straordinaria: creare quello che avrebbe definito «il luogo più bello del mondo». Affiancato dal ravellese Nicola Mansi, trasforma la tenuta in un giardino romantico dove l’eleganza del paesaggismo inglese incontra la cultura mediterranea. Fontane, statue, tempietti, pergolati e viali alberati compongono un percorso in cui nulla sembra lasciato al caso, ma tutto conserva una meravigliosa naturalezza. Dopo la sua morte, la figlia Lucile Catherine Beckett completa il progetto acquistando nel 1919 la parte orientale della proprietà. È lei a trasformare Villa Cimbrone in un luogo di incontri culturali, frequentato da personalità come D.H. Lawrence, Salvador Dalí, Edward James e altri protagonisti della vita artistica europea.

Passeggiare nei circa sei ettari del parco significa attraversare ambienti completamente diversi, ognuno con una propria personalità. Si entra attraverso un portale cinquecentesco e si incontra il Chiostro, dove suggestioni arabe, normanne e medievali convivono con sculture e testimonianze di epoche differenti. Poi c’è la Cripta, un imponente loggiato neogotico costruito all’inizio del Novecento e ispirato alle abbazie cistercensi inglesi. Un luogo che sembra appartenere a un’altra dimensione, tanto da aver colpito anche Pier Paolo Pasolini durante il suo viaggio lungo le coste italiane nel 1959.

Il Viale dell’Immenso è uno dei percorsi più affascinanti: un lungo pergolato di glicine, alberi secolari, statue e antichi vasi accompagnano lentamente verso il mare. E poi il Tempio di Cerere, il Tempietto di Bacco, la Grotta di Eva con la scultura di Adamo Tadolini, allievo di Canova, e il Terrazzo delle Rose, dove varietà antiche e moderne raccontano la passione botanica che da sempre caratterizza questa proprietà. Il roseto, recentemente restaurato, custodisce oltre cinquanta specie di rose censite. E il giardino cambia volto con le stagioni, tra glicini, agapanti, ortensie, cipressi e piante esotiche. È questa varietà a renderlo speciale: non un giardino da guardare soltanto, ma un luogo da attraversare lentamente.

E infine si arriva lì, alla Terrazza dell’Infinito. Una balaustra scandita da busti marmorei settecenteschi, il mare che si apre davanti agli occhi, le montagne che sembrano dissolversi nell’orizzonte. La cosa curiosa è che le statue guardano verso il giardino, lasciando al visitatore il privilegio di contemplare il panorama. È difficile raccontare la sensazione di trovarsi davanti a quella distesa di cielo e Mediterraneo. Ci sono panorami bellissimi, ma questo ha qualcosa di diverso. Forse perché è stato costruito un intero percorso per condurti fino a quel momento. O forse perché, arrivati lassù, viene spontaneo fermarsi e non dire nulla. Ed è proprio questa, secondo me, una delle qualità più rare di Villa Cimbrone: riesce ancora a sorprenderti in un mondo in cui siamo abituati a vedere tutto prima ancora di arrivare.

Alla fine degli anni Sessanta, un nuovo capitolo si apre grazie a Marco Vuilleumier, esponente di una famiglia con una lunga tradizione alberghiera. Dopo aver assunto la direzione della proprietà, ne avvia il recupero e la trasforma in un hotel di charme. Oggi Villa Cimbrone è ancora guidata dalla famiglia Vuilleumier, giunta alla quarta e quinta generazione. L’hotel conta appena 19 camere e suite, tutte differenti, arredate con mobili d’epoca, opere d’arte e dettagli che rispettano l’identità storica della dimora. Non c’è la sensazione di trovarsi in un grande albergo, ma piuttosto in una residenza privata dove ogni ambiente ha una storia. Tra i servizi, una piscina immersa nel verde, una sala fitness e persino un’elisuperficie privata, elemento particolarmente esclusivo nel panorama dell’ospitalità della Costiera Amalfitana.

Anche la gastronomia è parte integrante dell’esperienza, dal ristorante stellato Il Flauto di Pan, guidato dallo chef Lorenzo Montoro, al più informale Mediterraneo, fino al V Lounge Bar e al panoramico Balcone di Lucile, appena sotto la Terrazza dell’Infinito.

Quello che mi ha colpito di Villa Cimbrone è soprattutto il rapporto con il tempo. In un’epoca in cui il lusso sembra spesso identificarsi con la novità, qui il vero privilegio è conservare. Custodire un giardino, restaurare un ambiente senza cancellarne la memoria, tramandare una storia senza trasformarla in una scenografia artificiale. È un lusso fatto di cultura, attenzione e rispetto. Villa Cimbrone non ha bisogno di stupire con effetti speciali. Le bastano un viale, una rosa, una statua consumata dal tempo e quell’orizzonte che sembra non finire mai.

Sono arrivata per conoscere uno dei luoghi più famosi di Ravello. Me ne sono andata con la sensazione di aver scoperto qualcosa di molto più raro: un luogo che non ha perso la capacità di emozionare. E forse Lord Grimthorpe, quando immaginava di creare il luogo più bello del mondo, aveva capito proprio questo: la bellezza autentica non è soltanto qualcosa che si guarda, ma qualcosa che resta.

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